Che giri strani che fa a volte la vita. Parti dalla lettura di una fiabetta di Stephen King “Elevation” dedicata a Richard Matheson. A quel punto ti incuriosisci: “Ma chi cavolo è Richard Matheson?”. Vai su Google e ti rendi conto di quanto tu sia ignorante. Poni rimedio ordinando su Amazon una copia di “Io sono leggenda”. Lo leggi ed il primo pensiero che ti viene in mente è un parallelismo con la vicenda della “Sea-Watch”?
Ok, procediamo con calma, facciamo un passo indietro e partiamo da capo che provo a spiegarmi!
Stephen King ha dichiarato che lo scrittore che più l’ha influenzato è Richard Matheson e a lui ha dedicato il racconto “Elevation” ispirandosi peraltro ad un romanzo del suo stesso mentore: “Tre millimetri al giorno”.
Con colpevole ritardo, ho scoperto che Matheson (1926-2013) è stato uno dei più
importanti scrittori contemporanei del genere fantastico/horror, autore tra l’altro del romanzo “Io sono leggenda” di cui sicuramente conoscerete l’adattamento cinematografico del 2008 con Will Smith.
Parlare di adattamento cinematografico è un eufemismo. Vi ricordate il “figaccione” di colore accompagnato da un purissimo pastore tedesco che “scoatta” di giorno a bordo della sua Mustang in una New York desolata e di notte vive in una casa blindata all’insaputa dei vampiri che imperversano nell’oscurità?
Beh, dimenticate tutto questo. Il vero Robert Neville è un bianco che ha un cane meticcio zoppo che gli dura una settimana, va in giro di giorno su una giardinetta scassata e di notte vive in una casetta protetta da soli assi di legno circondato da vampiri che sanno benissimo dove vive e che dopo il tramonto si radunano sul viale di casa sua. Le vampire poi provano a farlo uscire, provocandolo sessualmente e molte righe del romanzo sono dedicate al controllo delle sue pulsioni sessuali.
L’unica somiglianza tra i due Neville è l’essere rimasti gli ultimi uomini sulla terra con tutte le problematiche psicologiche e da alcolisti di professione che ne derivano.
“Non era rimasto neanche uno psichiatra a raccontare in un sussurro le nevrosi infondate e le allucinazioni uditive. L’ultimo uomo sulla terra era irrimediabilmente invischiato nelle sue manie.”
Altra differenza importante con il film è che il mondo post-epidemia non è popolato solo da vampiri e da Robert, ma ci sono anche vampiri “vivi”, esseri umani infettati destinati a diventare inesorabilmente vampiri “morti”. E Robert non è l’unica persona che studia il virus per trovare un antidoto …
“Io sono leggenda” è stato scritto nel 1954, un periodo importante nella lotta dei diritti umani negli Stati Uniti. Il virus “vampiris” non è altro che la trasposizione letteraria e distopica dell’odio razziale.
Ci sono i vampiri che sono i diversi, i reietti,le principali vittime dell’odio:
“… i vampiri sono vittime di pregiudizi. La nota dominante del pregiudizio minoritario è questa: li si odia perché li si teme … Ma i suoi bisogni sono forse più sconvolgenti dei bisogni animali o umani?”
Ci sono i vampiri “vivi”, infettati dall’odio, vantano umanità ma con la violenza cercano di creare una nuova società fondata sulla “esclusione” (per non parlare di eliminazione) dei diversi.
E poi c’è chi è immune al virus dell’odio. Coloro che rimangono umani veramente e che rispetto ai vampiri “vivi”, sanno:
“… di non essere uno di loro … di essere un anatema, un orrore nero da distruggere, come i vampiri.”
Resistete, restate umani, noi siamo leggenda.
“Io sono leggenda” – Richard Matheson – Fanucci – pag. 188

